giovedì 14 febbraio 2019

Anima Bianca




Anima Bianca

di Lorenzo Sartori




L’orologio alla parete segnava ormai le 4, l’ora del suo appuntamento. Ancora una manciata di secondi e la lancetta, con il suo ticchettio molesto, avrebbe completato il giro. Valentina attese quel preciso istante prima consultare lo Swarovski che aveva al polso, un regalo di Mattia per il suo ventottesimo compleanno. Era nervosa e anche un po’ spaventata all’idea di sottoporsi a quel piccolo intervento.
“Non sentirai niente” l’aveva rassicurata Gaia, che aveva cercato in rete qualche informazione a riguardo. Peccato che l’amica, dopo averla convinta a rivolgersi a quella clinica, non avesse potuto accompagnarla.
La lancetta dei secondi fece un altro giro mentre nella sua testa i pensieri presero a danzare in modo convulso, creandole un senso di smarrimento e uno sgradevole vuoto nello stomaco. Sospirò. Un sospiro doloroso. La dottoressa Frost avrebbe fatto ordine, ripulito i ricordi che non la facevano più dormire la notte e sorridere di giorno. Sarebbe tornata la Valentina di prima. Felice e spensierata come sempre. 
“Vedrai, via il ricordo e via il senso di colpa. Sarà come se non lo avessi mai tradito.” Gaia faceva tutto facile ma forse aveva ragione. Non avrebbe potuto spendere meglio quei 999 euro che la clinica Oblio le aveva già prelevato dalla carta di credito. Pagamento anticipato, nessun rimborso. Dopotutto si trattava di un’offerta speciale legata alla festa di San Valentino.
Via il ricordo, via il senso di colpa. Anche se forse non era solo il senso di colpa a tormentarla, ma il dubbio. Prima di quella notte, in cui aveva letteralmente perso il controllo di sé e della sua vita, si sentiva la donna più appagata del mondo. Mattia era l’uomo che aveva sempre desiderato avere al suo fianco: bello, affascinante, colto, sicuro di sé. E l’amava da morire. E poi sì, anche con rispettabilissima posizione sociale, ma non era la cosa più importante.
No, non era solo il senso di colpa a tormentarla ma il crollo delle certezze che l’avevano guidata fin lì.
Da quando la sua serenità era andata in frantumi per colpa di quel maledetto incontro non era più certa di niente. Non riusciva più a riconoscersi, ad accettarsi. E si faceva paura. Era bastato poco, dopotutto. Erano bastati un bel sorriso e un pugno di parole a farla sentire incompleta e pronta a compromettere tutto ciò che fino a quel momento considerava la sua solida esistenza.
Valentina non trattenne un gemito e d’istinto portò la mano alla bocca. Osservò in imbarazzo per la prima volta l’unica altra persona presente nella sala d’aspetto: una signora elegante, sui sessanta, con gli occhi cerchiati di dolore e lo sguardo perso nel vuoto. Non aveva dubbi che fosse lì per rimuovere un ricordo infelice, probabilmente legato alla perdita di una persona cara. Aveva letto sul sito della clinica che per i lutti il procedimento era complesso, quasi chirurgico e richiedeva più sedute affinché venissero cauterizzate le emozioni negative e i sensi di colpa che rendevano la perdita ancora più insopportabile.
La clinica Oblio era l’unica specializzata in città nel rimuovere ricordi brutti o dolorosi o semplicemente imbarazzanti, estirparli dalla psiche e dal cuore. Il suo perse un battito quando la porta dell’ambulatorio medico si aprì. Uscirono una giovane donna e un bambino di circa dieci anni e per un attimo Valentina si chiese chi dei due fosse stato sottoposto alla rimozione.
Una signora secca e bionda dentro a un abbondante camice bianco le fece segno di accomodarsi. Era la dottoressa Frost, identica a come l’aveva vista sul sito internet. Il sorriso da pubblicità della dottoressa svanì all’improvviso coperto dal volto di Alessio, così nitido da apparire reale. Da farla desistere per un attimo di alzarsi dalla poltroncina della sala d’aspetto. 
Forse avrebbe potuto concedere a quel giovane, che le aveva fatto conoscere il lato più oscuro di sé, un ultimo pensiero. Un pensiero macchiato di desiderio. Pochi minuti e sarebbe sparito per sempre dalla sua vita. Sì, avrebbe potuto concederglielo, lasciarsi andare a un’ultima fantasia e questa volta senza correre rischi e senza alcun peso sulla coscienza. Abbandonarsi a un estremo ricordo di quella notte. Dopotutto era stata magica. Se solo nella vita che si era scelta ci fosse stato spazio per la magia.
“Si accomodi” le disse la dottoressa. Valentina osservò la poltrona bianca. Tutto era bianco lì dentro: le pareti, gli strani macchinari, la scrivania. E bianca sarebbe tornata anche la sua anima.  
La dottoressa Frost le applicò alle tempie due piccole sfere perlacee. Le sentì aderire e penetrarle nella pelle come se avessero rilasciato dei microscopici tentacoli.
“Nel modulo che ha compilato online lei dice di voler rimuovere tutto ciò che riguarda un certo Alessio. Non abbiamo il cognome, mi pare.”
La dottoressa la fissava con uno sguardo che a Valentina parve malizioso. O forse era la vergogna a darle questa impressione. Si ritrovò il volto di quel ragazzo di nuovo davanti, ma ora la sua immagine era racchiusa dentro lo schermo di un tablet.
“Si tratta di questa persona, corretto?” chiese la Frost.
Valentina assentì.
“Bene. Sarà una cosa molto veloce” commentò soddisfatta la dottoressa, spostando lo sguardo verso un monitor. “Lo ha conosciuto da poco e nonostante lo abbia pensato parecchio in questi ultimi giorni le diramazioni da resettare non sono molte.”
Valentina schiarì la voce ma non riuscì nemmeno a schiudere le labbra. La dottoressa Frost stava sondando nei suoi ricordi, cercando ciò che andava cancellato, estirpato senza lasciare tracce.
“È stata solo…”
“Non deve giustificarsi, signorina. Ha idea di quante rimozioni di questo tipo esegua ogni giorno? Siamo qui per questo, per far sentire meglio le persone. Alleggeriamo le loro anime, le ripuliamo da pesi che a volte sono insostenibili e che poi vanno a compromettere psiche e corpo. Ci si può ammalare di dolore e di sensi di colpa, lo sa?”
Valentina deglutì e per un attimo chiuse gli occhi mentre la sua mente tornò a quella notte e alla camera d’albergo. A quel pezzo di lei che si era perso per sempre tra le braccia di lui. E che ora, ne era certa quanto sollevata, non avrebbe più fatto ritorno. Avrebbe cancellato tutto di Alessio, le linee regolari e piacevoli del suo volto, il sorriso furbo e il modo in cui i suoi occhi scuri l’avevano proiettata al centro dell’universo. Dimenticato la trasparenza della sua voce, l’accento indefinibile e quel modo quasi infantile di raccontare storie buffe. Sradicato dal suo ventre il brivido di piacere causato dalle sue labbra. E quell’orda di godimento così incontrollato e intenso che con Mattia non aveva mai provato. Avrebbe soprattutto dimenticato per sempre il suo respiro caldo sopra i suoi seni umidi di sudore dopo che lo avevano fatto per l’ultima volta. E quella frase quasi strozzata e così banale: “ti amo”.
“Mi sposo tra tre settimane” disse a mezza voce, per focalizzarsi sulla cosa più importante. La ragione per cui ora era lì, alla clinica Oblio.
“Ne sono felice” commentò la dottoressa, impegnata a cercare qualcosa in quel monitor.
“È che… che non riuscivo più a tenere tutto dentro, stavo scoppiando. Non riuscivo più a mentirgli” continuò Valentina, la voce rotta “io lo amo. Mattia è tutto per me. Lui è il mio mondo.”
“Tra meno di cinque minuti lei non ricorderà più nulla di questo Alessio. E di ciò che c’è stato tra voi. Il suo sarà un matrimonio felice e senza segreti, glielo prometto” aggiunse la dottoressa con un ampio sorriso.
Valentina singhiozzò, mentre una lacrima le rigò una guancia.
“E non ricorderà nemmeno perché è venuta qui. Quando si alzerà da quella poltrona sarà convinta di avere rimosso solo un ricordo che la faceva soffrire circa una persona a lei cara che non c’è più. Può stare tranquilla. E ora chiuda gli occhi e si rilassi. Non si accorgerà di nulla.”
Valentina li chiuse e sentì i piccoli tentacoli farsi strada nelle tempie. Fastidio più che dolore.
“Ecco fatto” disse la dottoressa qualche secondo dopo. “Può riaprire gli occhi.”
Valentina li sbarrò e per un attimo rimase abbagliata dalla luce posizionata sopra la sua testa. Era confusa. Non capiva per quale ragione si trovasse lì seduta.
“Ora sta meglio?” le chiese la Frost rimuovendole le due piccole sfere dalle tempie.
La ragazza annuì. Stava bene. Si sentiva leggera e senza preoccupazioni a parte quella di non comprendere il motivo per cui era venuta in quel luogo. Si ricordava di essersi recata alla clinica, di aver parlato con la dottoressa e di essersi seduta sulla poltrona bianca, ma non sapeva spiegarsi perché.
“Ora il suo lutto è stato rielaborato” disse la Frost.
“Lutto?”
“È venuta qui per rimuovere un ricordo che la faceva soffrire. Ora però non ci pensi più. Viva la sua vita serenamente.”
“Posso andare?”
“Ma certo. Ma stia attenta ai capogiri”.
Valentina si alzò. Si sentiva sollevata, felice. Qualunque cosa, qualunque ricordo le avessero rimosso dalla mente, ora non era importante. Era una sensazione bellissima. Il suo pensiero andò a Mattia, agli ultimi preparativi per il matrimonio. Non avevano ancora spedito le partecipazioni e poi c’era da avvisare subito la wedding planner delle modifiche che lei e Mattia avevano deciso circa gli addobbi la sera prima. Lo avrebbe chiamato appena uscita di lì.
Una domanda le attraversò il cervello all’improvviso come un pedone che senza preavviso ti si para davanti al parabrezza. Perché lui non l’aveva accompagnata in clinica? Perché era venuta da sola? In un attimo tutto divenne nero e il suo corpo smise di avere un peso.
Quando riprese i sensi si accorse che qualcuno la stava sostenendo. Un uomo robusto, un infermiere, la fece sedere in una delle poltroncine della sala d’aspetto.
“Stia qui per una ventina di minuti, ok?” le raccomandò prima di congedarsi. Le girava la testa, ma una sensazione di benessere le avvolgeva mente e corpo. Chissà, forse le avevano somministrato qualche strano tranquillante. Qualche droga. Fece un lungo respiro cercando di mettere a fuoco il tizio seduto davanti a lei.
Adesso che iniziava a riprendere il pieno controllo di sé si accorse che il ragazzo di fronte le stava lanciando strane occhiate come se stesse osservando un fantasma. Sembrava intimorito. Lo aveva di certo spaventato con quello spettacolo imbarazzante.
“Non è doloroso” bofonchiò, sentendosi in dovere di rassicurarlo. “È solo che poi ti gira la testa. Ma è piacevole”. Le veniva quasi da ridere tanto si sentiva euforica. Leggera.
“Hai fatto la rimozione?” Le chiese serio lui. I suoi occhi scuri, profondi, la scrutarono con attenzione.
“Sì, ho rimosso un ricordo legato a un lutto”.
“Un lutto? E di chi?”
“Non lo so. Non lo ricordo. È per questo che sono qui. Per dimenticare”.
“Dimenticare un momento legato a una persona a cui hai voluto bene? Non è un po’…”
Egoista. Valentina era certa che avrebbe voluto aggiungere egoista. Si strinse nelle spalle. Ora stava meglio e non aveva alcuna intenzione di sentirsi in colpa. Chissà quanto aveva sofferto per quella perdita prima di prendere la decisione di venire lì. Osservò il giovane. Aveva circa trent’anni ed era di bell’aspetto. Decisamente di bell’aspetto.
“E tu per quale ragione sei qui?”
Lui esitò un istante. Inclinò il capo per fissarla meglio negli occhi. “Per dimenticare una.”
Le venne da ridere. Le sembrava una cosa buffa. Un conto era voler dimenticare un ricordo spiacevole che rendeva insopportabile la perdita di una persona cara, un conto era voler scordare qualcuna per cui avevi preso una sbandata. Gli uomini sono degli immaturi, pensò.
“Ti ha lasciato?”
Lui fu lì per dire qualcosa, poi si trattenne.
“Se non vuoi dirmelo non importa era solo per fare due chiacchiere” commentò delusa.  “Devo aspettare qui ancora per qualche minuto” aggiunse sbuffando e spostando la sua attenzione all’orologio alla parete.
“Sì, boh, non lo so” mugugnò lui in evidente imbarazzo.
“Si, boh o non lo sai?” Scherzò lei. “Mi pare di capire che non fosse un grande amore” sentenziò. Si sentiva meglio, la testa aveva smesso di girarle e ingaggiare quel tizio le dava uno strano piacere.
“Non posso proprio dire che mi abbia lasciato. La nostra storia è durata solo una notte.”
“Solo una notte?”
“Una notte meravigliosa.”
“E poi?” chiese divertita.
“Non c’è stato un poi. La mattina quando mi sono svegliato se n’era già andata”. Il giovane distolse lo sguardo. “Ma c’è stato un prima. Quella sera abbiamo camminato a lungo e parlato per ore di cose che si raccontano solo a quegli estranei che ti sembra di conoscere da una vita. Ti è mai capitato?”
Valentina scosse la testa. Neanche ubriaca si sarebbe lasciata andare a certe confidenze con una persona conosciuta da poco.
“Abbiamo attraversato mezza città senza nemmeno accorgercene. E poi, sfiniti, abbiamo preso un taxi. Ma nessuno dei due aveva voglia di tornarsene a casa.”
“E da quella notte non l’hai più rivista?”
“No” rispose lui dopo un attimo di esitazione.
“Se sei qui è perché ti ha proprio spezzato il cuore.”
Il giovane assentì con un lento movimento della testa. Gli occhi fissi nei suoi.
“La ragazza più straordinaria che abbia mai incontrato. Purtroppo ho saputo che sta per sposarsi con qualcun altro.”
“Oh, mio dio” scandì Valentina ridacchiando. Era una storia così grottesca, una cosa da commedia americana. Che tipo di ragazza poteva mai essere una che mette le corna al suo futuro marito a pochi giorni dalle nozze? E come si può perdere la testa per una tipa del genere?
“Non è per giudicare, ma una così è meglio perderla che trovarla, sai? Anche se forse dovresti tenerti il ricordo di quella notte. Dopo tutto, per quanto possa fare male, si tratta di un bel ricordo, ti pare?” 
“Mmmh, sì, forse hai ragione. Comunque ero qui solo per prendere informazioni” disse lui agitando il depliant che teneva in mano. Era così stropicciato che in quelle pieghe Valentina poté vedere il tormento di quell’uomo. E per la prima volta provò tenerezza e non solo una divertita curiosità.
“Comunque sono bravi, veloci e non è per niente doloroso. Sono un po’ cari, ma se vuoi toglierti dalla testa questa tizia, se quel ricordo continua a tormentarti, credo che sia il posto giusto. Poi vedrai che starai meglio. Io comunque sono Valentina.”
“Alessio, piacere” disse lui alzandosi in piedi per stringerle la mano e facendole provare uno strano senso di calore.
“Senti” azzardò Alessio non senza imbarazzo “ti andrebbe un caffè? Non questo della macchinetta che fa un po’ schifo, ma al bar qua sotto.”
Valentina si trattenne dal ridere. Ci stava provando? Ci stava davvero provando con lei? Era lì per dimenticare una tizia conosciuta una notte e ora stava cercando di rimorchiarla con la scusa di un caffè. Trovava tutta quella situazione piuttosto ridicola. Lusinghiera, ma terribilmente ridicola. E un po’ folle.
“Un caffè?”

“Un caffè” confermò lui.   









martedì 11 dicembre 2018

Hoax Festival

Vi aspetto in compagnia di Francesca Caldiani, giovedì 13 dicembre a Udine, per l'evento conclusivo dell'Hoax Festival, l'inganno della realtà.


lunedì 29 ottobre 2018

Alieni a Lucca

Alieni a Crema sarà presente a Lucca Comics & Games allo stand Plesio Editore (stand 175, padiglione Carducci). Io sarò allo stand un po' a intermittenza ma mi trovate di sicuro venerdì dalle 17 alle 18 e sabato dalle 16 alle 17.

martedì 23 ottobre 2018

Adamo ed Eva. La vera storia.


Sei giorni ci aveva messo e senza nemmeno guardare le istruzioni. Aveva avuto un’illuminazione e quindi era partito dalla luce. E poi l’acqua, la terra, le montagne e quando fu a corto di idee, inventò pure l’erba. Decise di fare un po’ di ordine e separò il giorno dalla notte, che punteggiò di stelle. Aveva fatto proprio un gran lavoro. Si mise a contemplarlo a bocca aperta quando un moscerino gli si infilò nel cavo orale. Non ricordava neanche di averli creati quei maledetti moscerini. Lo sputò e inavvertitamente diede vita a un blocco informe di fango.
Il primo uomo, presa coscienza, si tolse la saliva dall'occhio e, disgustato, bestemmiò.
Non fu un buon inizio.

- Ti chiamerò Adamo.
- Grazie Signore. Ma dove mi trovo esattamente?
- Sei nell'Eden, non è un paradiso qui?
Adamo annuì poco convinto.
- E che si fa di bello?
- Si ammira il Creato.
Adamo si annoiò presto di ammirare il Creato. Il cielo, il mare, il tramonto, la notte, le stelle. Due palle. Prese così a ispezionarsi il corpo, che trovava molto più interessante. Si grattò il sedere, si annusò le ascelle, e quando ebbe finito di esplorarsi le narici, tutto gli parve chiaro. Tutto tranne una cosa. A che serviva quella piccola coda che aveva tra le gambe? La tastò e ritastò e si accorse che dava piacere.
- Adamo! - tuonò Dio - Guarda che ti vedo.
Adamo trasalì e smise di trastullarsi.
Nei giorni a seguire Dio sorprese Adamo più volte intento a giocare con il suo Adamino, come lo aveva ribattezzato.
- È che mi sento solo - si giustificò lui l'ultima volta.
- Ti senti solo?
- Sì, voglio compagnia.
- Vuoi un cane? Un gatto? Una zebra?
Adamo annuì senza capire. Non aveva mai visto un cane o una zebra.
Dio si lasciò prendere la mano e creò migliaia di specie animali.
- Così non ti sentirai più solo - disse soddisfatto l'Eterno - con questo unicorno rosa credo di avere dato fondo alla mia fantasia.
E in effetti Adamo smise di sentirsi solo e iniziò ad accoppiarsi con ogni bipede e quadrupede che Dio gli aveva messo a disposizione. Pecore, avvoltoi, gnu, scimpanzé, tigri bianche del Bengala. Poche specie furono risparmiate da Adamino.
- Così non va - tuonò di nuovo il Creatore dopo aver sorpreso Adamo con l'unicorno.
- È colpa sua - cercò di scusarsi Adamo, additando il quadrupede rosa.
In un gesto di stizza Dio disse all'unicorno di sparire e di non farsi più vedere.
- Non so più cosa fare con te. Ti ho creato l'Eden e tu pensi solo a fornicare.
- Veramente con le formiche non ho ancora... ma pensi che sia possibile?
- Zitto! - Lo interruppe l'Altissimo - mi hai molto deluso.
- Sì, però anche tu...
- Io cosa? - gli occhi di Dio si fecero sottili e minacciosi.
- Tu mi hai messo questo coso tra le gambe. In che altro modo potrei usarlo?
Dio prese a grattarsi la barba. Non ricordava in effetti il perché. Del resto Adamo era una creatura nata per caso da un pezzo di fango. O forse era argilla? Ma che differenza poteva fare. Doveva pensare a qualcosa e subito, essere propositivo, proattivo, produttivo.
- Quello... quello serve... alla pro… alla procreazione - disse infine soddisfatto.
- Procreazione?
- Procreazione, esatto. E ora, se permetti, crederò un'Adama.
Così facendo si avvicinò all'uomo e gli strappò un pelo dal petto.
- Ahi, porco... - bestemmiò Adamo. - Mi hai fatto un male cane.
- Serve per il dna - disse compiaciuto l'Eterno, rimirando tra le mani il pelo arricciato - ma se preferisci posso usare una costola.
L'uomo si zittì e Dio creò la prima donna.

Quando Adamo vide ciò che Dio aveva realizzato per lui e soprattutto notò il seno prorompente, le lunghe gambe snelle e il culo sodo (in seconda battuta notò anche la fluente e vaporosa chioma e in sesta pure gli occhi, nel senso che ne aveva due) esclamò: - Porca Eva! Molto meglio dell'unicorno.
Il primo complimento che l'uomo fece a una donna piacque a Dio, che decise che la fanciulla si sarebbe chiamata Eva.
Eva salutò Adamo con gesto della mano. Aprì la bocca ma non riuscì a emettere alcun suono.
- Ma non parla? - chiese preoccupato l'uomo.
- No, credo sia meglio così.
- Sicuro?
- Fidati.
Adamo si accigliò - ma se potesse anche parlare sarebbe meglio, no?
- E va bene, però io ti avevo avvisato.
Dio le diede un pizzicotto ed Eva strillò.
- Ora però il processo è irreversibile - ammonì l'Eterno scuotendo la testa e allontanandosi per lasciarli soli.
Eva iniziò un monologo che Adamo seguì per soli 5 secondi, poi la sua attenzione scese dagli occhi di lei al seno.
- Ti ho mai parlato di Adamino? - le chiese interrompendola.
- No, per la verità non mi hai ancora raccontato niente di te e di cosa si faccia da queste parti.
Eva si guardò intorno per la prima volta. - Sembra un posto carino, come hai detto che si chiama?
- Eden.
- Mai sentito - commentò con sufficienza. - E che si fa di bello? Come passi le giornate?
- Vedo cose. Mi faccio animali.
- Scusa?
- Ti stavo appunto dicendo di Adamino. Seguimi che ti mostro.
Adamo prese Eva per una mano e la condusse dietro un cespuglio. Non era del tutto certo che il tizio con la barba bianca approvasse e neanche che un cespuglio li potesse nascondere da quell'impiccione.
- Mettiti lì- le ordinò.
Lei si sedette per rialzarsi subito con uno scatto – Ahi.
- Che è successo?
- Mi ha punto qualcosa, mi sa una spina - mugugnò Eva, mostrando a Adamo il suo generoso fondoschiena.
Adamo ebbe un’improvvisa e incontrollata erezione.
- Guarda, le more - esclamò Eva allontanandosi.
- Le che? Le more? Ma dove vai?
La ragazza non rispose intenta a cogliere una bacca e ad assaggiarla.
- Mmmh, squisita, paradisiaca - disse prima di coglierne un'altra che porse all’uomo.
- Dai, assaggia!
Adamo non aveva mai assaggiato nulla del Creato prima.
- Sai che non è niente male, chissà cos’altro si può mangiare in questo posto.
- Ad esssempio un mela - sibilò qualcuno tra i cespugli.
Adamo osservò un serpente strisciare verso di lui.
- Ci conosciamo?
- Non in senssso biblico – tenne a precisare il rettile.
- E in quale altro senso?
- Lasssia perdere. Tu Adamo non sssai niente.
- E tu invece? - chiese Eva aggrottando un sopracciglio.
- Io ho la conosssienza.
- E dove l’hai trovata questa conosssienza - domandò Adamo facendogli il verso.
- Vedi quell’albero di mele?
Adamo ed Eva si voltarono verso la pianta e poi di nuovo verso il serpente.
- Beh, lo sappiamo anche noi che quello è un albero di mele.
- Ma non avete mai mangiato una mela. Mangiare una mela al giorno… leva l’ignoranza di torno - recitò compiaciuto il rettile.
- Cioè, se mangiamo una mela al giorno…
- Potressste diventare molto più intelligenti e issstruiti.
- Del tipo?
- Beh, ad esssempio potressste possstare sui sssocial opinioni su qualsssiasi argomento.
- Social?
- Sì, beh, quando il vossstro padrone vi darà il permessso di crearvi un account tutto vossstro.
- Padrone? Intendi quel tizio con la barba bianca che rompe sempre?
- Esssattamente - ammiccò il serpente.
- Lui non è il nostro padrone - chiarì Adamo.
- A no? Beh, allora provate a chiedergli ssse potete mangiare le mele di quell’albero.

Adamo ed Eva andarono a cercare il Creatore. Lo trovarono intento a preparare uno strano impasto.
- Una nuova donna in arrivo? - Chiese tutto interessato Adamo. Perché la prossima la vorrei con più tet…- Eva gli mollò una gomitata nel fianco che gli tolse parole e respiro.
Dio rise - No, per carità, niente altre donne, non basta forse questa splendida creatura di cui ti ho fatto dono? In realtà sto preparando una torta di mele.
- Una torta di mele?
-Sì, non sono molto bravo con i dolci. Il mondo, l’universo, beh, quelli li puoi creare un po’ così, seguendo l’ispirazione del momento. Ma i dolci… i dolci no, serve metodo. Bisogna essere precisi con le dosi e poi servono ingredienti di qualità. È per questo che ho creato quel meraviglioso melo, vedete laggiù?
-Ecco, appunto, ci chiedevamo se…
-Se?
-Se potevamo assaggiare le mele di questo albero.
-Stai scherzando? Quelle mele non si toccano, mi servono tutte per la torta.
- Ma noi…
- Guarda Adamo, non farmi pentire di averti creato. Guai a te se solo di avvicini a quell’albero. Quando avrò fatto la mia torta di mele, beh, se farete i bravi ve la farò assaggiare.
Adamo ed Eva si allontanarono a testa bassa.
- Ha ragione il serpente - iniziò lei.
- In cosa?
- Quel tizio si crede il nostro padrone.
- No, non lo è.
- Oh, sì, invece. Lui ti dice cosa fare e tu gli obbedisci come un cagnolino. Ma chi si crede di essere?
- Guarda che io qui posso fare ciò che voglio.
- Beh, allora dimostramelo.
- Dimostrarti cosa?
- Che non fai tutto quello che ti dice quel vecchio. Andiamo ad assaggiare quelle mele. Anzi, facciamo una torta più grande della sua, così vedremo chi comanda qui.

- Allora che vi ha detto? - li interrogò il serpente una volta di ritorno.
- Che possiamo mangiare tutte le mele che vogliamo - rispose stizzita Eva.
- Ha detto quesssto?
-Beh, veramente - esitò Adamo. - Ma davvero potremo fare i tuttologi sui social? Fare i costituzionalisti e allo stesso tempo il CT della nazionale?
- Asssolutamente sì. E prenderete pure un mucchio di like, vi riempirete di follower e potrete anche vendere l’acqua del mare al cosssto dello champagne.
- Che potremo fare?
- Lasssia perdere. Non sssai nulla, Adamo. Sssei una capra. Ma dopo aver asssaggiato la mela…
- Ha ragione, sei una capra - concordò Eva. - E pure un coniglio.
- Ma se poi si arrabbia? Non sai di che cosa è capace quello.
Eva sbuffò. - Ho capito, ci penso io. Gli uomini… buoni a nulla.
Ancheggiò fino all’albero. Lo osservò dal basso, individuò la mela più rossa e con un salto la afferrò.
Poi si girò soddisfatta verso Adamo.
- Visto? Non ci voleva molto.
Adamo le venne incontro. E dietro di lui il serpente che si umettò soddisfatto le labbra con la lingua biforcuta.
- Una mela al giorno leva il medico di torno – recitò.
- Cos’è un medico? - Chiese Adamo.
- Oh, niente. Mangia la mela Adamo, e non avrai più bisssogno del medico. Tutt’al più ti basssterà consssultare google.
Adamo ed Eva si strinsero nelle spalle. Non avevano ancora mangiato la mela, che potevano capire?
- La mordiamo insieme - propose Eva. - Aspetta- disse prima di mettere la mela in mezzo, tra le loro bocche.
- Che romantico - commentò ironico il serpente.
Contarono fino a tre. E addentarono la mela.
La terra tremò e sia Adamo che Eva si accorsero di essere nudi.
- Dobbiamo subito fare shopping! - osservò con terrore lei.
- Shopping un corno! - Tuonò Dio. - Ma porca Eva, vi avevo detto di non toccare le mie mele.
- È stata lei. L’ha presa lei la mela- mugugnò impaurito Adamo. - Io non volevo. Manco so cosa sono i social.
- Eva perché hai fatto questo? – le chiese il Creatore.
- È il serpente che mi ha ingannato.
- Io? - Si schermi il rettile.
Dio fissò il rettile – Poiché tu hai fatto questo, sii maledetto fra tutti gli animali, striscerai con il tuo ventre…
- Ehm, vecchio, guarda che già ssstrisssio. Mi hai mai visssto sssaltellare?
- Zitto, io porrò inimicizia tra te e la donna.
- Ma chi se la fila quella?
Dio si spazientì, ignorò il serpente e si rivolse a Eva - E tu donna, resterai sottomessa all’uomo e… e partorirai nel dolore. Ecco partorirai nel dolore – ripeté soddisfatto.
- Che palle. Tutto per una mela?
Dio infine guardò Adamo che pareva sollevato.
- Quindi mi sarà sottomessa? Del tipo che laverà, cucinerà, stirerà… dopo che avremo trovato dei vestiti si intende…
- Zitto, uomo. Non è finita. Tu andrai lavorare per tutti i giorni della tua vita.
- Tutti, tutti?
- No, la domenica l’accompagnerai all’Ikea!
- Ma lavorerò fino alla pensione?
- Quella scordatela.
- Ma neanche con la quota 100?
- Ahahahah, è questa la conoscenza che ti ha promesso quella serpe?
- Ok, però niente parto doloroso, eh.
- No, niente parto doloroso - disse l'Eterno puntandogli addosso l’indice - tu, uomo non partorirai nel dolore. A te andrà ben peggio: soffrirai le pene dell’inferno anche con la febbre a 37!





domenica 14 ottobre 2018

mercoledì 3 ottobre 2018

Stranimondi 2018

Ormai ci siamo, Stranimondi è alle porte. Se amate la narrativa fantastica è qui che dovrete essere nel week end del 6 e 7 ottobre.



Il programma completo della manifestazione lo trovate qui https://stranimondi.it/programma

Da non perdere, sabato alle ore 14 "La letteratura della diversità", panel con Francesca Caldiani, Dario Tonani, Domenico Gallo e il sottoscritto come moderatore.
E poi domenica, alle 16.30, ci sarà la presentazione di Alieni a Crema, per la conduzione di Francesca Caldiani.
Siateci. Siate strani.



giovedì 28 giugno 2018

Piccolo glossario dell'editoria

Scrittore. Colui che gli altri considerano tale anche se non hanno mai letto un suo libro (o forse proprio per quello).

Scrittore famoso. Colui che viene invitato in televisione e intervistato da gente che non ha mai letto un suo libro ma che almeno si è fatta preparare due appunti dalla redazione con grande dispendio di post-it.

Aspirante scrittore. Colui che non si decide a scrivere perché ha già capito, nel profondo, che è una fregatura. Questo non gli vieta comunque di frequentare l’ambiente e convincersi sempre di più che è meglio continuare ad aspirare che mettersi a scrivere.

Scrittore esordiente. Colui che al dodicesimo libro arriva finalmente a pubblicare per un grosso editore che gli rifà una verginità.

Scrittore emergente. Scrittore che non emergerà mai. 

Ghost writer.  Scrittore che ha un alibi per non emergere.

Poeta. Uno che non ha capito che navigatore o santo era meglio. O comunque più facile o con più sbocchi professionali.

Editore non a pagamento. Editore.

Editore a pagamento. Uno che fa l’editore con il culo i soldi degli altri (di solito dello scrittore o di un suo congiunto).

Piccolo editore. Scrittore che non trovando un editore disposto a pubblicarlo ha deciso di aprire una casa editrice.

Scrittore autoprodotto (self). Come sopra, ma si è risparmiato nell’ordine 1) di aprire partiva IVA 2) di mantenere il commercialista 3) di sobbarcarsi la lettura di manoscritti altrui.

Grande editore. Chi può permettersi di pubblicare libri di ogni genere o di nessun genere, di scrittori famosi o di perfetti sconosciuti. Tanto i soldi li fa grazie al gioco dei resi, con i libroidi e con geniali invenzioni come i flipbook.

Medio editore. Piccolo editore che si dà un tono pubblicando autori americani che scrivono sotto l’effetto di oppiacei o metilendiossimetanfetamine o qualsiasi altra cosa che passi per cerebrale e assolutamente non di genere.

Distributore.  Vi posso direttamente fare nome e cognome che faccio prima.

Editor. Colui che ha come compito distruggere l’autostima dello scrittore. È un lavoro duro ma qualcuno lo deve fare. E c’è chi lo fa con gusto.

Correttore di bozze. Colui che vede il refuso al primo colpo, dopo che lo scrittore ha riletto quella parte 100 volte. Facile, eh, notare la pagliuzza nell’occhio del fratello.

Agente letterario.  Colui che fa un lavoro che ormai da anni gli editori, specie quelli grossi, non hanno più tempo/voglia di fare: rispondere, anche per dire solo di no, agli scrittori.

Ufficio stampa. Colui che cerca di far uscire sui giornali, che nessuno più legge, interviste e recensioni di libri che nessuno leggerà. Tranne lo scrittore.

Blogger. Colui che prova a leggere a scrocco in cambio di recensioni sgrammaticate e con costruzioni sintattiche innovative. 

Book Influencer.  Avete davvero comprato un libro solo perché una tizia ve lo ha mostrato tra una tazzina di tè e una tappezzeria floerale?

Critico letterario.  Scrittore che scrive su un giornale di scrittori amici che scrivono libri. Comunque meno letto del blogger e meno influente dell’influencer.

Libreria indipendente. Attività paracommerciale gestita da un folle che non ha capito in che paese vive. In un’altra vita aprirà una macelleria in un quartiere di vegani.

Libreria di catena. Cartoleria in cui è concesso ai dipendenti di erigere la classifica dei loro libri preferiti. Purché pubblicati da grossi editori, meglio se dello stesso gruppo editoriale a cui appartiene la libreria.

Lettore. Esemplare umano a rischio estinzione o trasformazione in scrittore, libraio, blogger, editor …